In questa guida spieghiamo come disdire un cartellone pubblicitario e mettiamo a disposizione un fac simile cartellone pubblicitario Word e PDF da compilare e stampare.
Indice
Disdetta Contratto Cartellone Pubblicitario
L’accordo con cui un inserzionista ottiene l’uso di uno spazio su un impianto fisso e spesso affida anche stampa, affissione, manutenzione e rimozione non coincide sempre con una sola figura codicistica. Può presentarsi come concessione d’uso di spazi pubblicitari, come appalto di servizi, come contratto di diffusione pubblicitaria gestito da una concessionaria o come combinazione atipica di più prestazioni. La cornice giuridica resta quella del Codice Civile e, se l’impianto è in vista di strade, anche delle regole del Codice della Strada e del relativo regolamento, che richiedono autorizzazioni e impongono limiti e divieti; questo è importante perché un provvedimento dell’autorità che imponga lo spegnimento o la rimozione dell’impianto interferisce direttamente sulla possibilità di proseguire la campagna e quindi sul contratto privato con la concessionaria.
Quando si parla di “disdetta” molti intendono genericamente “sciogliere il contratto”, ma dal punto di vista tecnico la disdetta è la comunicazione con cui una parte avvisa l’altra che, alla scadenza pattuita, non intende rinnovare il rapporto; serve cioè a impedire la rinnovazione tacita, non a troncare il rapporto prima della sua scadenza. Il “recesso”, invece, è l’atto con cui si pone fine al contratto in corso prima del termine, se la legge o il contratto lo consentono; la “risoluzione” è ancora diversa ed è il rimedio per l’inadempimento dell’altra parte o per le ipotesi convenute con clausola risolutiva espressa. Tenere distinte queste tre vie è decisivo perché cambiano i presupposti, le conseguenze economiche e l’onere probatorio.
Se il tuo obiettivo è non proseguire alla scadenza, devi guardare alla clausola di durata e di rinnovo: la disdetta va inviata nel termine di preavviso previsto e produce effetti come atto unilaterale “recettizio”, cioè dal momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario. In assenza di regole speciali, la prova della ricezione e la tempistica si valutano alla luce degli articoli 1334 e 1335 del Codice Civile; per questo, nella prassi, si usa PEC o raccomandata con ricevuta di ritorno, in modo da documentare la data di arrivo. Una disdetta tardiva può lasciare operare la tacita proroga e generare un nuovo periodo contrattuale anche se non desiderato.
Se invece devi interrompere prima della scadenza, entra in gioco la disciplina del recesso. La regola generale è nell’articolo 1373 c.c., che ammette il recesso quando la facoltà è prevista dalla legge o dal contratto e ne regola gli effetti rispetto alle prestazioni già eseguite. Nei contratti “di durata” a tempo indeterminato, l’ordinamento ammette il recesso ad nutum con congruo preavviso; nei contratti a tempo determinato, salvo diversa pattuizione, il recesso è eccezionale e richiede un fondamento legale o contrattuale. Nei rapporti che, di fatto, sono appalti di servizi (per esempio quando la concessionaria realizza, installa, manutiene e rimuove creatività e telai), può applicarsi l’articolo 1671 c.c., che consente al committente di recedere in ogni momento con l’obbligo di indennizzare l’appaltatore per spese, lavori eseguiti e mancato guadagno; per le prestazioni d’opera non professionale si richiama l’articolo 2227 c.c., mentre per le prestazioni professionali intellettuali opera l’articolo 2237 con un’indennità più contenuta. È dunque essenziale inquadrare bene la natura concreta del rapporto per capire quale set di regole di recesso si applica e quale indennizzo possa essere dovuto.
Oltre al recesso, resta sempre percorribile la risoluzione per inadempimento se l’altra parte viola obblighi essenziali, per esempio la mancata messa a disposizione degli spazi pattuiti o l’omessa affissione. L’articolo 1453 c.c. consente, nei contratti con prestazioni corrispettive, di scegliere tra adempimento e risoluzione, con risarcimento danni; la clausola risolutiva espressa, spesso presente nei contratti di pubblicità, rafforza questa tutela perché individua le inadempienze che comportano la risoluzione “di diritto” su semplice dichiarazione della parte non inadempiente. In causa, resta necessario provare il fatto risolutivo o la specifica inadempienza contemplata in clausola.
Capita anche che l’ostacolo alla prosecuzione non dipenda da nessuno dei contraenti, ma da un ordine dell’autorità o da nuove regole che vietano o impongono la rimozione dell’impianto. In queste ipotesi si parla spesso di factum principis e di impossibilità sopravvenuta non imputabile, con estinzione dell’obbligazione ai sensi dell’articolo 1256 c.c. se la prestazione diventa definitivamente impossibile. Quando l’impianto ricade nella disciplina dell’articolo 23 del Codice della Strada, un diniego o una revoca dell’autorizzazione possono incidere direttamente sulla possibilità di eseguire la campagna. È un’area nella quale contano molto i fatti e i documenti: occorre verificare se l’impedimento sia totale o parziale, definitivo o temporaneo, e se sia davvero non imputabile al debitore, altrimenti resta la responsabilità per inadempimento ex articolo 1218 c.c. e la controparte potrebbe pretendere i danni.
Quanto alle conseguenze economiche dell’uscita anticipata, molti contratti prevedono penali di recesso o caparre confirmatorie da trattenere in caso di inadempimento. Le penali contrattuali sono valide entro i limiti dell’articolo 1382 c.c., ma il giudice può ridurle equitativamente se sono manifestamente eccessive o se c’è adempimento parziale, ai sensi dell’articolo 1384 c.c.; è un potere che può essere esercitato anche d’ufficio e che impedisce abusi. Se, invece, è stata versata una caparra confirmatoria, l’articolo 1385 c.c. consente alla parte non inadempiente di recedere trattenendo la caparra o chiedendone il doppio; se però si preferisce la risoluzione o l’adempimento, il danno si determina secondo le regole generali. Anche qui il testo contrattuale, le ricevute e la cronologia degli scambi sono determinanti.
Un altro snodo delicato riguarda le “clausole vessatorie” predisposte a modulo dalla concessionaria. Se il contratto è per adesione, l’articolo 1341 c.c. pretende la specifica approvazione per iscritto delle clausole più gravose, tra cui rientrano in genere quelle che attribuiscono alla parte predisponente una facoltà unilaterale di recesso o stabiliscono limitazioni di responsabilità e penali particolarmente onerose. La mancanza di una valida approvazione specifica può rendere inefficace quella clausola nei rapporti tra imprese, mentre nei rapporti con un consumatore si applicano, oltre al codice civile, le più stringenti tutele del Codice del Consumo. Valutare se una penale di “uscita anticipata” o un rinnovo tacito blindato siano effettivamente opponibili spesso significa partire da qui.
Gazzetta Ufficiale
Sul piano operativo, la forma della comunicazione è quasi sempre regolata dal contratto: la prassi richiede PEC o raccomandata A/R, l’indicazione chiara dell’oggetto (disdetta alla scadenza o recesso immediato), la data di effetto e il rispetto del preavviso; ai sensi degli articoli 1334 e 1335 c.c., ciò che conta è la prova dell’arrivo all’indirizzo. Nel caso di recesso ex articolo 1671 o 2227, conviene indicare anche la disponibilità a corrispondere l’indennizzo di legge, chiedendo contestualmente rendiconto puntuale delle spese sostenute e del margine industriale sul non eseguito, per prevenire pretese forfettarie scollegate dai costi reali. Se si invoca l’impossibilità sopravvenuta per factum principis, è indispensabile allegare i provvedimenti amministrativi che vietano o rendono illecita l’esposizione.
Un capitolo spesso trascurato riguarda i profili amministrativo-tributari legati all’impianto. Da gennaio 2021 la vecchia imposta sulla pubblicità e il diritto sulle pubbliche affissioni sono confluiti nel canone unico patrimoniale disciplinato dalla legge 160/2019; la cessazione del contratto privato non cancella automaticamente canoni già maturati verso il Comune per il periodo in cui il messaggio è stato esposto o autorizzato. È quindi opportuno verificare con l’ente locale come si calcolano le quote pro-rata e quali adempimenti servano per l’eventuale voltura o cessazione dell’autorizzazione pubblicitaria.
Quando il contratto è stato concluso da un consumatore fuori dai locali commerciali o a distanza, può applicarsi il diritto di recesso “di ripensamento” del Codice del Consumo, che consente, in generale, quattordici giorni per sciogliersi senza penali e, in alcune ipotesi, trenta; va però ricordato che questa tutela non opera nei rapporti tra professionisti e imprese, che sono la normalità nel mercato dei cartelloni. In ogni caso, anche il recesso del consumatore deve essere esercitato con una dichiarazione chiara e tracciabile, nel termine di legge.
Fac Simile Disdetta Contratto Cartellone Pubblicitario Word
In questa sezione mettiamo a disposizione il modulo disdetta cartellone pubblicitario Word.
I moduli possono essere scaricati sul computer e stampati. La compilazione è molto semplice, basta aprire il fac simile scelto e inserire i dati richiesti come spiegato in precedenza.
Fac Simile Disdetta Contratto Cartellone Pubblicitario Word
Fac Simile Disdetta Disdetta Contratto Cartellone Pubblicitario PDF
Il fac simile disdetta cartellone pubblicitario PDF può essere scaricato e compilato inserendo le informazioni che sono state indicate in precedenza.
Fac Simile Disdetta Contratto Cartellone Pubblicitario PDF
Web content manager con esperienza ventennale, da oltre dieci anni lavoro per un'associazione di consumatori come responsabile dell'ufficio stampa.
Metto a disposizione la mia esperienza maturata in questo ambito per aiutare i consumatori a tutelare i propri diritti.
